Oh yes, I'm back
domenica, 13 settembre 2009 @ 09:36; commenti (1)
yuppiduuuuu

IL BLOG E' IN FASE DI RISTRUTTURAZIONE!

Mi scuso moltissimo per l'inconveniente, in un paio di giorni al massimo ritornerà perfetto.
Prometto tanti fuochi d'artificio e caramelle alla prossima inaugurazione.

GRAZIE

Pensato da LaBurattinaia.



Leggero
mercoledì, 20 febbraio 2008 @ 12:56; commenti (2)
cose seriose, anche i chiwawa hanno sentimenti

A volte,
quando non riesci a capire che cosa stai passando,
le canzoni ti vengono in aiuto,
ti danno le parole,
proprio quelle giuste.

"Mentre Key si sbatte per che le urla la vena
pensi che sei fortunato
e ti è mancato proprio solo un pelo
[...]
C'è qualcuno che urla
per un addio al celibato
per una botta di vita
con una troia affittata...

E le senti le vene
piene di ciò che sei...
e ti attacchi alla vita che hai..."

"Ti ho vista vergognarti di tua madre
fare a pezzi il tuo cognome sempre senza disturbare
che non si sa mai...
C'è un posto dentro te che tieni spento,
è il posto in cui nessuno arriva MAI.
"

Pensato da LaBurattinaia.



I Diritti Umani
lunedì, 10 dicembre 2007 @ 14:33; commenti (1)
cose seriose, meditaziòn, spore velenose

Oggi è la giornata internazionale per i Diritti Umani.
E' importante ricordare che esiste una Dichiarazione dei Diritti, troppo spesso questo fatto viene accantonato nella memoria, troppo spesso viene ignorato, c'è chi addirittura non lo sa.
La prima Dichiarazione dei Diritti è stata emanata in Inghilterra dopo la Gloriosa Rivoluzione del 1689; oggi siamo nel 2007.
Ma guardiamoci intorno. E' veramente cambiata così tanto, la società, da quel periodo? Si è realmente sviluppata?
Se sì, perchè oltre alle numerose guerre che insanguinano il mondo, ci sono ancora le stesse ingiustizie, le stesse violenze? Perchè esistono ancora persone che vengono torturate in modi orribili? Perchè esistono ancora delle dittature (voglio ricordare che in Spagna è caduta meno di quarant'anni fa)? Perchè nel corso del novecento si sono verificati dei veri e propri genocidi? E non parlo solo di quello degli ebrei, ma vogliamo parlare delle persecuzioni degli armeni? Delle stragi in Ruanda, dove venivano distribuiti gratuitamente agli Hutu dei macete per trucidare i Tutsi?
27000 vittime (circa); vale a dire 5 morti ogni minuto
Cos'è cambiato dai tempi della caccia alle streghe? O della Sacra Inquisizione? A quel tempo la gente moriva per un'idea che li rendeva automaticamente colpevoli senza possibilità di difendersi; esattamente ciò che è accaduto in Ruanda, ciò che è accaduto agli Armeni, ciò che è accaduto agli ebrei e alle vittime delle foibe, e tantissimi altri.
Ma il Medioevo è finito nel 1492.
Davvero l'uomo si è evoluto?
Possiamo parlare di civiltà?
Forse ha ragione Rousseau, quando sostiene che l'uomo era migliore nello stato di natura, dove era governato solo da sentimenti semplici e da bisogni di origine fisica; forse ha ragione quando afferma che in realtà l'uomo non ha subito un processo di sviluppo, ma di degradazione.

Cosa possiamo fare, noi, piccole anime, minuscole gocce nell'oceano?
Noi non siamo impotenti.
Quando vediamo in tv o leggiamo sui giornali di tutte le violenze che ci accadono, rimaniamo scossi, chi più chi meno, diciamo "poverini" e la questione finisce lì.
Non deve finire lì.
Non può finire lì!
Bisogna ricordare quelle vittime, non solo perchè non si ripetano più eventi simili, ma perchè portarli nella memoria significa non lasciarli andare via senza un nome, senza un volto, vale la pena che vengano ricordati!
Bisogna ricordare, perchè è questo ricordo che deve spingerci a muoverci: basta poco.
Parte tutto dal pensiero. Se incominciamo a interessarci di più, se lasciamo da parte per un attimo il reality show o la litigata con il fratello, possiamo farlo: pensiamo un istante a tutte le persone meno fortunate di noi, alle persone che muoino di fame e di sete, alle persone uccise per nulla, alle torture, allo sfruttamento dei bambini, alle violenza sulle donne, alle dittature che persistono ancora, pensiamoci, e rendiamoci conto di quanto abbiamo. Da questa nostra posizione di 'privilegiati', non possiamo stare con le mani in mano.
Basta poco. Basta fare l'elemosina a un barbone, regalargli un sorriso. Basta aiutare un diversamente abile e regalargli una parola. Basta parlare con un malato e regalargli un po'di compagnia. Basta sconfiggere alcuni pregiudizi. Basta sviluppare un po'di sensibilità e compassione.
Basta poco, perchè anche con quel poco metti un po' di bene nel mondo, e anche se per la tua minuscola opera buona ne accadranno dieci crudeli, non arrenderti. Perchè poco è meglio che niente.
E ricordiamoci che esiste un foglio di carta, da qualche parte, dove sono scritti tutti, i nostri diritti, dal primo all'ultimo: il diritto alla proprietà, il diritto al cibo, il diritto di esprimere il proprio pensiero, il diritto di essere liberi, il diritto di scegliere.
Il diritto alla vita.
Il diritto alla felicità.

{.non dimentichiamolo.}

Pensato da LaBurattinaia.



25 NOVEMBRE
domenica, 25 novembre 2007 @ 11:42; commenti (2)
cose seriose, meditaziòn

Ieri a Roma sono scese in piazza 100.000 manifestanti per dire basta alla violenza contro le donne.
Gli ultimi dati Istat sottolineano come solo nel 24,8% dei casi la violenza e' stata compiuta da uno sconosciuto. Solo il 18,2% delle donne considera la violenza subita in famiglia un 'reato', mentre il 44% lo giudica semplicemente 'qualcosa di sbagliato' e ben il 36% solo 'qualcosa che e' accaduto'. Infine, solo un quarto degli autori dei fatti, quando vengono denunciati, viene imputato e solo l'8% di essi e' condannato.
Una violenza che può cominciare in famiglia e che può alloggiare ovunque: sono le notizie che ci giungono dai telegiornali, dai quotidiani, che ci portano a camminare più svelte quando comincia a far buio fuori, a guardarci alle spalle preoccupate e inquetate, angosciate quando sentiamo dei passi alle nostre spalle, a non uscire mai da sole di notte, a portare spray antistupro nella borsetta, perchè lo sappiamo, se è successo a loro, può capitare anche a noi.
E' vero, è possibile paragonare questa manifestazione a quelle degli anni settanta, dove le donne, come risvegliate da un lungo sonno, scendevano nelle piazze a protestare per i loro diritti.
Centomila donne radunate a Roma, unite dalla stessa solidarietà, a prescindere dalle differenze che ci possono essere.
E ancora una volta le donne fanno sentire la loro voce, il loro urlo di rabbia, la loro forza: perchè sì, è il sesso femminile quello forte, quello che è capace di portare avanti una gravidanza e in alcuni casi crescere un figlio da sola, di sopportare i dolori e mestruali e nel frattempo mantere una casa, svolgere tutte le faccende, provvedere alla famiglia e allo stesso tempo lavorare.
Un ormone è indice solo di forza fisica.

E in questo momento penso alle donne dei paesi del medio oriente, costrette a celarsi dietro a quei veli scuri, costrette al silenzio e sopratutto a subire in silenzio, obbligate a sottostare a qualcun altro, ad assecondare il volere degli uomini, senza lavoro, senza speranze, senza sogni.
Quelle donne sono come la voce di un muto: troppo deboli per uscire.
Ed è anche a loro che il mio pensiero va oggi.
Quelle donne purtroppo non conoscono l'indipendenza, il carattere, la forza delle donne occidentali, ma questo non dipende da loro, ma dalla cultura e dalle leggi a cui sono costrette a sottostare.
Troppi, troppi i casi di violenza impunita, di violenza mascherata dal silenzio.

Oggi diciamo basta alla violenza sulle donne.

Pensato da LaBurattinaia.



Lacrime
venerdì, 23 novembre 2007 @ 14:35; commenti (2)
nebbia, cose seriose


Cos'è, in fondo, una lacrima?
La scienza ci insegna che è una soluzione di acqua e una miscela sali, ioni, con funzione di protezione, difesa, pulizia.
Alcuni identificano quelle gocce come simbolo di fragilità;
ma come mi disse una persona,
per me sono indice, sopratutto, di sensibilità.

Le lacrime, il pianto, sono una manifestazione pura e profonda del nostro stato d'animo.
Esistono lacrime sincere, lacrime di coccodrillo, lacrime dolci, lacrime velenose (e avvelenate), lacrime di malinconia, lacrime di nostalgia, lacrime di dolore, lacrime di rimpianto, lacrime di rabbia.
Esistono lacrime di commozione, quando senti qualcosa vibrare dentro, scuoterti nell'anima, t'invade, ti avvolge, e ti fa inumidre gli occhi;
esistono lacrime di felicità, quella felicità che ti eplode dentro, ed è talmente, talmente intensa e grande che è impossibile controllarla, il nostro corpo non ce la fa: si manifesta all'esterno sotto forma quelle piccole goccioline salate, che ci fanno gonfiare gli occhi e bagnare le guance.
Il pianto è la prima modalità espressiva dell'uomo neonato.
All'inizio è perchè hai fame, o perchè ti fa male da qualche parte; poi perchè vuoi un gioco ma non puoi averlo. Man mano che si cresce cambiano anche le cause.
Ma io non credo che in sè il pianto (sommesso, singhiozzante, incontrollato, disperato) sia una cosa negativa.
E' vero che spesso si pinge perchè si soffre, e questa di certo non è una cosa piacevole, lo riconosco.
Mi capita spesso che le mie amiche mi cerchino per sfogarsi o per un consiglio.
E proprio ieri ho incontrato due mie amiche che avevano bisogno di me ed entrambe sono scoppiate in lacrime.
La prima, molto timidamente, si è trattenuta fino all'ultimo; poi non ce l'ha fatta, le si sono inumiditi gli occhi, la vocina ha cominciato a tremarle, poi sono arrivate le lacrime.
L'altra invece è scoppiata improvvisamente in singhiozzi.
Ma, mentre le abbracciavo e parlavo con loro, mi è venuta in mente una cosa.
Quando piangi di fronte a qualcuno, o qualcuno piange davante a te, stabilisci con quella persona un'intimità particolare.
Insomma, il pianto di qualcuno è una cosa piuttosto personale e intima, perchè, come ho già detto, rispecchia i nostri sentimenti più profondi.
Quindi io mi sento onorata ogni volta che qualcuno mi permette di assistere ad un fenomeno così privato che è il pianto, perchè presumo che significhi che mi ritengano degna di fiducia e che si trovino a loro agio con me.
Certo, mi dispiace profondamente se soffrono o stanno male per qualche particolare motivo; ma il fatto che abbiano scelto me, proprio me, per sfogarsi, mi fa sentire importante.

C'è una situazione che molti non analizzano mai, e che forse è la più grave.
E' l'assenza di lacrime.
Io non so se relamente dopo il pianto ci si sente meglio e si è più calmi-a me succede spesso così, le lacrime portano con sè tutto ciò che c'è di tossico, e dopo mi sento ripulita, ma non so se è così per tutti.
So solo che tutti piangono, c'è chi lo esteriora, e chi no.
E quindi esistono anche delle lacrime interne, che rimangono intrappolate dentro agli occhi, e rimarranno imprigonate così, finchè qualcosa, o qualcuno, non le farà uscire.

Pensato da LaBurattinaia.



Honey, You better watch you inside
domenica, 18 novembre 2007 @ 19:42; commenti (4)


"Mi fa orrore quando una bella intelligenza è abbinata a una personalità ripugnante." Einstein

Quando la gente che ho intorno OGNI SANTO GIORNO smetterà di di crearsi FUTILI ma sopratutto INESISTENTI ingiustizie (perchè la colpa è sempre dall'altra parte), che accrescano il loro vittimismo da drammaturgia greca,
forse mi metterò l'anima in pace.

Sparli, sparli e sparli!
Di giustizia, di non giudicare, di rispetto.
Prima di puntare il dito verso qualcuno, tesoro, fatti un bell'esame di coscienza.
Perchè prima di giudicare gli altri, bisogna giudicare sè stessi, e per farlo bisogna conoscersi: ma evidentemente tu non sei pienamente consapevole dei tuoi difetti, visto che sono così tanto evidenti a noi, ma a te sono sconosciuti.
O forse sei come la Franzoni, prima fai una cosa e poi il giorno dopo te ne dimentichi.
O semplicemente sei bravissima a mentire.
Bah.
Ma tanto è sempre più facile incolpare gli altri, perchè accettare le proprie di colpe, e i propri, di difetti, è sempre più scomodo.

Per il resto, fammi un favore.

Ve', ve' a caghè', cl'è mej.
[lascio a voi la traduzione del mio romagnolo stentato.]

Italo Calvino scrisse: "La conoscenza del prossimo ha questo di speciale: passa necessariamente attraverso la conoscenza di se stesso."

Pensato da LaBurattinaia.



Il pipistrello
giovedì, 15 novembre 2007 @ 17:51; commenti (6)
cose seriose, meditaziòn

“C’era una volta, da qualche parte del mondo, un topolino insoddisfatto.
Mentre si muoveva fra l’erba, alla ricerca di qualcosa da mangiare, guardava con invidia il cielo, quell’azzurro così limpido e immenso dove ci si perde facilmente.
Di tanto in tanto, quell’azzurro veniva solcato dal volo, libero e gioioso, degli uccelli.
Fu così che il topolino iniziò a pregare, ogni sera, prima di addormentarsi.
<<Ti prego, Dio>> implorava <<Da anche a me quelle ali!>>
Continuò così finché un giorno Dio, incuriosito da quello strano desiderio, decise di accontentarlo.
Gli regalò un paio di singolari, sottili ali nere.
<<Ma ti avverto>> disse al topolino
<<Non sarà facile.>>
Il topolino non l’ascoltò: finalmente, dopo tanto tempo passato a fantasticare, poteva volare-poteva davvero!
Si librò quindi in aria, deciso a vedere il mondo il più possibile, per rifarsi di tutti quegli passati in mezzo all’erba.
La sera, stanco ma felice, tornò alla sua tana. Si mise a fianco dei suoi amici topi, si distese e provò ad addormentarsi.
Ma i suoi compagni, nel vederlo, rimasero disgustati.
<<Chi sei, sporca chimera?>> urlarono.
<<Vattene, via di qui! Non sei un topo, ma un uccello!>>.
Il topolino rimase sconcertato. Come potevano, i suoi amici, rifiutarlo in quel modo? In fondo, era come loro: era soltanto un pochino…
diverso.
La sera dopo, il topolino decise di volare e raggiungere il nido degli uccelli. Ma quando arrivò, questi presero a ridere fragorosamente di lui: <<Che orrore!>> esclamavano. <<Como osi farti vedere nel nostro nido, tu, un misero topo di campagna, davanti a noi, creature alate?>>.
Il topolino cercò di far notare loro che anche lui, anche lui aveva le ali; ma gli uccelli non lo stettero a sentire e lo cacciarono via.
Il povero topolino non sapeva cosa fare. Non aveva più una casa, degli amici, nemmeno un’identità.
Gli tornarono alla mente le parole di Dio:”Non sarà facile.”
Fu allora che gli venne una triste idea.
Il topolino cominciò a volare di notte, quando tutti dormivano, perché nessuno lo vedesse.”


Non è facile essere diversi, vero Terry?
Lo sappiamo bene io e te.
Sentirsi estranei al mondo che ci circonda, nella scuola, nelle piazze, nella folla, nella nostra stessa pelle.
Quante volte, Terry, hai desiderato essere più bella, più intelligente, più furba, più sicura, più felice?
E quante altre hai voluto essere meno triste, meno debole, meno ansiosa? Dimmi, quante? E quante volte l’ho desiderato io?
Infinite.
Ma vedi, tesoro…è così che deve andare.
Non sei sbagliata.
in quella fragile scala di cristallo che è la vita, c’è chi fa un gradino alla volta, c’è chi rimane fermo per anni, chi addirittura va all’indietro.
Tu, sfortunatamente, hai preso l’ascensore.
E va bene così.
E quindi, voglio che tu mi risponda a questa di domanda: cosa c’è di più meraviglioso nell’essere diversi?
Vorresti essere anche tu lì nel mezzo, un puntino indefinito nella massa?
No, Terry, tu non sei un puntino. Sei una persona splendida. E non è una frase fatta.
Terry, tu mi hai aiutata. Veramente, lo hai fatto. E se non ci fossi stata tu, probabilmente non sarei nemmeno qui a scrivere, perché a Maggio sarei sprofondata nel veleno che mi circondava e sarei annegata.
Ma tu mi hai teso una mano, e io l’ho afferrata. Mi hai tirato su. E io ti ringrazio.
Quindi non è vero che sei debole, la forza ce l’hai, e sicuramente più di me: me l’hai fatta vedere tu stessa. E nessuno potrà mai spezzarti, Terry, nessuno, perché nessuno ne ha il diritto.
Però, ti prego…fammi un favore.
Quando vedo quei segni sui tuoi polsi sento una fitta trapassarmi i polmoni, mi toglie il respiro, ti giuro, fa male.
Se stai male, va bene così. Davvero, Terry, puoi piangere, urlare, scaraventare tutto quello che vuoi.
Ma vederti mentre ti sforzi di sorridere quando i tuoi occhi non sanno mentire, vederti fingere di stare bene a volte mi ferisce di più.
E nel guardarti con la testa china sul banco, quella tua piccola, sbarazzina testina rossa, mentre cerchi di dormire nelle lezioni di chimica, provo una tenerezza immensa.
Non sei sola.
Non sei sola.

“Finché una notte il topolino non arrivò in una radura, dove tantissimi animali dall’aspetto simile al suo stavano mangiando.
Quando lo videro, non risero, non urlarono.
Dissero solo:<< Vuoi mangiare con noi?>>
Il topolino si unì a loro, commosso da quel gesto tanto buono.
<<Ma chi siete, voi?>> chiese il topolino.
<<Pipistrelli.>> risposero loro.”

Lo troverai anche tu, Terry.
Il tuo branco.
Per il momento, se ti va, può accontentarti di me.

p.s.=Grazie a Greta per la storia!

Pensato da LaBurattinaia.



Un padre che non va dimenticato.
sabato, 12 maggio 2007 @ 19:18; commenti (6)
cose seriose, meditaziòn

L'Ornella è una mia compagna di classe.
E' albanese, la più bella e simpatica ragazza albanese che abbia mai conosciuto.
Non lo diresti mai, che è albanese, l'italiano lo parla benissimo, sicuramente molto meglio di alcuni altri miei compagni di classe.
A volta fa un po'ridere sentirla parlare il dialetto romagnolo.
Ricordo molto bene il primo giorno di scuola superiore: il nostro prof. d'italiano andò a sbattere contro uno degli armadietti. Per quanto provassi a trattenermi, gli angoli delle labbra si piegavano inesorabili all'insù. Stavo per scoppiare in una risata folgorante, e non volevo che il prof mi vedesse, così mi sono girata.
Laggiù, nel banco in fondo, c'era questa ragazzina dalle spalle larghe, il viso tondo e i capelli lisci.
I nostri sguardi si incontrarono, complici.
Lei mi sorrise, mettendo in mostra gli incisivi sbeccati in fondo. L'unico suo difetto.
Ammetto che mi sono spaventata un secondo; poi, però, l'ho trovato buffo.
Come si fa, a non volerle bene?
Io le ho giurato amore eterno quel giorno.

La nostra amicizia è qualcosa di contorto e complicato, non è mia intenzione parlarne, o almeno, non adesso. Basti dire che su ventidue persone, lei ha scelto me, e io ho scelto lei. A volte mi chiedo se mi vuole ancora bene.
Spero proprio di sì, perchè per me lei è importantissima.
Non ricordo come lo sono venuta a sapere. Forse me l'ha detto lei, o qualcun altro...la notizia mi sconvolse a tal punto che ho totalmente rimosso.
So solo che tornando a casa ci pensavo ininterrottamente.
"Morto. Il babbo dell'Ornella è morto."
Quando lei era alle medie.
Non so perchè, ma ho dato per scontato che una ragazza forte, solare, spensierata come lei fosse sostenuta da una famiglia unita e felice.
Evidentemente avevo fatto male i conti.

Lui si chiamava Arian.
Non trovate anche voi, che sia un nome bellissimo?
Arian.
Per me Arian è il volto in bianco e nero di una fotografia. La casa di Ornella ne è piena, di sue fotografie.
Era lì, sopra il letto. Un uomo dall'aspetto forte e sicuro: la mascella ben disegnata, il naso lungo e proporzionato, le sopracciglia folte e scure come i capelli ricci, e poi, gli occhi. Due occhi limpidi, scuri anch'essi, sinceri, gioiosi, determinati.
Mi sorrideva.
Proprio come l'Ornella il primo giorno di scuola.
Quel sorriso mi ha spiazzato, sono rimasta paralizzata per un'infinita frazione di secondo.
Ornella ha ereditato molto, da lui.
Oltre al sorriso, e al carisma, il fisico. Tozzo e robusto, non grasso, ma ben tonico.
"Ila, ho le gambe più grosse io o quella là?" mi chiede sempre.

Era un uomo che ha sempre lavorato sodo, che ha sempre dato il massimo per la sua famiglia.
L'unico di tanti fratelli a prendersi amorevolmente cura dell'anziana madre.
Liliana, la grande madre di Ornella, si è innamorata di lui perchè la raceva ridere.
Era uno che risolveva i problemi con entusiasmo e con positività, poi ci faceva una risata sopra.
Ornella mi dice che quando era piccola, Arian prendeva in braccio Liliana, se la caricava sulla spalla, e si metteva a correre per la casa. 
Mi sembra di vederli, mentre Liliana si dibatte ridendo e Arian che continua a correre fra le risate.
Come saresti cresciuta, Ornella, con lui al tuo fianco?

E' stato un incidente stradale.
Un fottuto, maledetto incidente stradale, mentre Arian tornava dal lavoro al mattino presto.
Mi han detto che Ornella, quando l'ha saputo, era nel corridoio della scuola.
Ha lanciato un urlo straziante, si è accasciata al suolo.
Lei, che non esterna mai quello che prova.
Ancora non so come ha fatto a superarlo.
Anche perchè suo zio è il gemello di suo padre. Chissà il dolore nel rivedere quello stesso viso, quelle stesse spalle, quelle stesse mani.
Forse non l'ha superato affatto.

Mi sarebbe piaciuto conoscerlo. Mi sarebbe piaciuto tanto.
Io, che non ho mai conosciuto un padre, avrei voluto conoscere il tuo, Nella.
Probabilmente mi avrebbe stretto la mano energeticamente, mi avrebbe sorriso.
Chissà, magari mi avrebbe preso amichevolmente per il culo, come fa sempre Ornella. Si, ne sono certa, avrebbe riso della mia ridicola pronuncia di albanese-ma sarebbe stato contento di conoscere una nuova compagna di classe della sua amata figlia.
Arian, non so se io ho il diritto di parlare di te, so solo che voglio renderti onore a modo mio, anche se non ti ho mai conosciuto.
Ma so che ci sei, so che mi sei accanto, ogni volta che sono vicino a tua figlia.

Nel giorno dell'anniversario della sua morte, io ero in banco con Ornella.
Non so perchè, ne abbiamo parlato, e io mi sono commossa.
Una cosa che ormai non la stupisce più, io sono molto sensibile, piango con facilità, vi dirò, sto piangendo anche adesso.
Ho cercato di nascondere le lacrime, ma il labbro che trema, che la fa tanto ridere, quello non lo potevo fermare.
Mi ha guardato, e con la sua solita delicatezza, mi ha detto:-Ma cosa fai, non starai mica piangendo?!-
Io ho biascicato che mi dispiaceva così tanto per suo babbo, che lei non se lo poteva immaginare.
A quel punto lei ha sorriso.
Proprio come lui.
Mi ha abbracciato-la burbera, rozza, scontrosa Ornella mi ha abbracciato, mi ha dato un tenero bacino sulla guancia, mi ha sussurrato dolcemente che era tutto a posto, che ormai era passato del tempo, che ci aveva fatto l'abitudine.
Nella, lo so che l'abitudine non ce la farai mai.
Poi si è girata, dicendo che era entrato il prof.
Sono sicura di aver visto una lacrima brillare nei suoi occhi color nocciola.

Pensato da LaBurattinaia.



Il mio PRIMO primo posto
domenica, 06 maggio 2007 @ 10:29; commenti (11)
wondering will i, yuppiduuuuu

Partenza in auto alle ore 12.30. Obiettivo:Milano. O almeno, Paullo, un comune di provincia.
Emozionatissimi, tutti, mia mamma, mio cugino di 12 anni, mio zio che (grazie mille!) ha guidato per tutto il viaggio, e più di tutti, io.
E' tutto l'inverno che partecipo a dei concorsi letterari, di narrativa, spedisco racconti a destra e a manca nella speranza di vincere qualche soldino.
Ammetto che in principio era quella la forza propulsiva che mi spingeva a scrivere; i premi di mille, cinquecento, duecento euro.
Ad un certo punto ci ho rinunciato. Mi arrivavano e-mail che dove venivo invitata alla premiazione senza essere neppure segnalata fra i primi quaranta, ad esempio. Non puntavo affatto al primo premio, e ero consapevole che non avrei vinto, o almeno, non tutti. Però...almeno vedere il titolo del mio elaborato fra i segnalati.
Mi arresi. Non smisi di scrivere, semplicemente lo facevo per i cavoli miei.
Avevo scoperto quanto mi piace riportare in parole  quello che sento, le storie che invento.
Anche se a volte scrivo tutta la pagina e poi la cancello. Mi piace.
Voglio trasmettere emozioni attraverso la carta.
Io voglio scrivere.
Ma torniamo a noi.
Una domenica di Aprile, mi chiama al telefono di casa questa donna sconosciuta che evidentemente mi conosce perchè mi chiama Ilaria. La donna sconosciuta, che poi scopro essere Rosy Lorenzini, mi dice che mi sono classificata prima per la sezione 'giovani autori', che il racconto è piaciuto moltissimo, che farebbe piacere a tutti trovarmi alla premiaizione.
Io ho la voce imbarazzata e rotta dall'emozione, non so cosa dire, ringrazio, ringrazio, ringrazio...
Rosy termina la chiamata con un:"spero sia l'inizio di una promettente carriera" che mi fa quasi piangere.
Torniamo al viaggio.
Mentre siamo in macchina faccio la lista mentale dei libri che mi comprerò una volta avuto fra le mani il buono di cento euro da spendere in librerie feltrinelli che ho vinto. Non sarà tantissimo, ma se mi regalate libri mi farete la ragazza più felice del mondo.
Dopo un viaggio che ci pare interminabile, arriviamo al piccolo comune di Paullo, la cui piazza è composta da uno spiazzetto di 40 m per 50, non senza fatica.
Incredibile ma vero, non abbiamo trovato UN cartello che ci indicasse dove fosse. Però, alla fine, ce l'abbiamo fatta.
Entriamo in biblioteca, saliamo le scale, troviamo la sala conferenze. La sala è pressocchè vuota.
Mi metto a sedere in un posto in terza fila, non voglio dare nell'occhio. Ci sono delle persone che vanno avanti e indietro, parlano, gridano comandi, si intrattengono con le persone che cominciano ad entrare.
Poi arrivano, e mi prende il panico. Non so chi siano, ma comprendo che sono importanti. Cosa ci faccio qui? mi chiedo spesso. Avrei presto scoperto che si trattava di giornalisti, scrittori, letterati e attori di teatro.
La sala è completamente piena.
Inizia la premiazione, il sindaco fa un discorso lunghissimo per introdurla. Quindi un tipo prende il microfono e dice:"Ora iniziamo con le premiazioni. Partiamo dalla sezione giovani autori."
Oddio! Sono agitatissima, ma perchè proprio io per prima? Non so cosa fare, dove andare, o mamma!
Sento che chiamano il mio nome, mi alzo velocemente, forse un po' troppo, fra gli applausi che scrosciano e chi mi agitano ancora di più.
Arrivo davanti al sindaco, una sottospecie di valletta mi consegna una grande targa con sopra inciso "Premio Futuro Letterario, 5 edizione" e il mio nome e cognome. Una targa! Non ne avevo mai ricevuta una in vita mia.
Una targa. Una targa con il mio nome.
Poi mi da l'assegno. Entrambi sono un po'ingombranti, mi occupano tutte e due le mani, della gente mi fa le foto, non capisco più nulla, il sindaco mi viene incontro con una mano tesa.
Io, nel mio totale coas mentale, faccio per passargli la targa, forse voleva fare una foto, che so.
Lui mi sorride, mi fa:-La mano.-
Io arrossisco, prendo targa e assegno nella destra tremante, e con la destra gli stringo la mano.
Ah, già, è così che si fa.
Complimenti, complimenti, mi dice.
Figura di merda.
Va beh, torno a posto, ma per me c'è una sorpresa. Un'attrice di teatro molto simpatica che non ha smesso un istante di sorridermi va sul palco, legge le motivazioni per le quali mi hanno premiata.
Praticamente è una recensione, una RECENSIONE, seppur di tre righe, del mio racconto.
Sono talmente stravolta dalle emozioni che sento solo le parole 'maturità di stile', 'giovane età', 'colore', 'pittore', 'riscatto'.
Quindi sale un'altra attrice e legge il mio racconto. Non solo, lo interpreta.
Se non lo avessi scritto in terza persona, probabilmente lo avrebbero proprio recitato.
Lo interpreta. Un'attrice che interpreta il MIO racconto.
La sala gremita di persone letterate, di SCRITTORI, che ascoltano IL MIO racconto interpretato da un'attrice.
E' un'emozione che va al di là di tutto. Della targa, dell'assegno, del viaggio. Chissene frega dei soldi. Ne è proprio valsa la pena.
Quando, alla fine della premiazione, vado a prendere la custodia per la targa, la segretaria mi regala un enorme sorriso e mi dice:-Complimenti, sei stata bravissima-.
Grazie, grazie, grazie mille...questi complimenti, che non vengono da famigliari o amici, ma da persone che sono in continuo contatto con la scrittura, mi riempiono di una gioia che è indescrivibile, perchè forse per la prima volta nella vita mi fanno credere in me stessa.
Perchè mi fanno pensare che forse non sono tanto male.
Che qualche capacità ce l'ho anche io.
Che forse, forse, un giorno ce la farò.
Scrivere un libro.
Vederlo pubblicato, con delle vere pagine, una vera copertina, il titolo stampato sul davanti.
Leggere il mio nome sopra quel libro.
Mentre esco, apro la custodia, dentro c'è una busta con all'interno la piccola recensione.
Sorrido.
Bene. Così la posso leggere per intero.



Scusate, scusate, scusate il ritardo e se non mi sono fatta vedere per un po'.
Non ho abbandonato il blog.
Semplicemente sono così stracarica di impegni che ho persino avuto una crisi nervosa mentre ero in gita a Trieste per tre giorni.
Ma ora riprendo, appena ho un attimo di tempo, promesso.

Pensato da LaBurattinaia.



La mia CARA amica Sheryl
giovedì, 19 aprile 2007 @ 15:36; commenti (12)
mi scappa da ridere

Io.non.ho.parole.
Ore 14: torno a casa da scuola, butto la cartella sul divano, mi precipito in cucina.
Mentre mi verso il cibo nel piatto, accendo la tv, ormai è diventata una dipendenza per me, guardare la tv mentre mangio, lo ammetto.
Sono stressata, dopo tre interrogazioni e un compito in classe non ho voglia di guardare qualcosa di impegnativo, le alternative sono due: Beautiful, o Mtv. Conan, la mia passione (*_*), me lo stavo registrando.
Io, davvero, ci ho provato a seguire Beautiful. Ed ero giunta quasi, dico quasi, al punto che ci stavo quasi, ripeto, quasi, prendendo gusto. Ma è bastato perdermi quattro puntate per farmi ripiombare nel pozzo del 'non-ci-capisco-niente". Daltronde è una soap nata prima di me.
quindi metto su mtv: dato che mi piace parlare inglese mi esercito a non leggere i sottotitoli e ad ascoltare solo quello che dicono.
Ma ieri li ho dovuti leggere.

Ore 14.05: Inizia un programmino non proprio deficiente ma quasi, Sweet sixteen. In pratica i 'dolci sedici anni' corrispondo ai nostri 18, quindi per la raggiunta della maggiore età i ragazzi e le ragazze americane fanno una festa.
Praticamente in questo programma è Mtv che li aiuta a organizzarle. Quello che non sapevo è che sono solo i più ricchi a godere di questo privilegio.
Partendo dal presupposto che il programma è TOTALMENTE FALSO, nel senso che è tutto montato, le battute, le inquadrature, ecc., in una maniera COSI' PALESE CHE QUASI MI SENTO OFFESA-pensano che siamo tutti stupidi?-, non mi aveva mai fatto nè caldo nè freddo. Ma ieri mi ha proprio SCANDALIZZATO.

Ore 14.10: La festeggiata è una ragazza di sedici anni (che ne dimostra 25), dai capelli biondo platino rigorosamente lisci, che inizia col mostrarci la sua casa stile O.C. o giù di lì, poi passa alle sue borse firmate Prada, Luis Vuitton, Chanel.
Dice alla telecamera con un sorrisetto:"Sono ricca, è vero. A volte mi sento un po'in colpa per questo." Sfiora la sua borsetta nuova di Chanel, la osserva con sguardo languido. "Però penso di meritarmi tutto questo, fino in fondo!". Risatina.
Già qui cominciavo ad irritarmi. Meritarti, cosa? Che cavolo fai tu, oltre a lampadarti e farti la piastra?  VA be, passiamo oltre.

Ore 14.15: La protagonista, chiamiamola Sheryl, tanto è così che si chiamano tutte quelle come lei, parla con una sua amica.
"Naturalmente alla mia festa dovremo scegliere accuratamente chi invitare." L'amica annuisce. "Cioè, escluderemo di certo quelli che se ne stanno per i fatti loro..." L'amica annuisce. "Gli sfigati!" L'amica annuisce. "Cioè, sarebbe uno SPRECO invitarli..." Ridono insieme.

Ore 14.17: Arrivano da un paesino due vecchi amici della protagonista, forse gli unici che si salvano in tutta la puntata, non essendo loro schiavi di quella vita viziata, bensì persone semplici e che non badano all'esteriorità quanto la loro amica(almeno è questa l'impressione che mi hanno dato).
Entrano in casa di Sheryl, rimangono di stucco di fronte a tanto lusso, la loro bocca descrive una O ben disegnata, insomma, ci rimangono.
Una volta sola, Sheryl dice:"I miei amici sono rimasti scioccati dalla mia nuova vita...adesso non vedo l'ora che tornino indietro a raccontare tutto! Ho raggiunto il mio scopo."
Brava, ci vuole un applauso.

Ore 14.19: Adesso arriva il bello.
Nel salone di bellezza la ragazza di provincia, quella più sana insomma, dice che siccome il suo vestito l'ha comprato all'emporio (e va benissimo così!!!) metterà molti accessori. Li ha comprati per cinque dollari, è stato un affare.
L'amica di Sheryl ride pesantemente e afferma che i suoi gioielli sono solo di non so quale marca.
A questo punto, la nostra protagonista si fa tempestare LE UNGHIE DEI PIEDI DI CRISTALLI SWAROSKI (rendiamoci conto), dice:"Insomma, la mia amica ha riso sui gioielli dell'altra mia amica. Ma si, lei non è che è snob (MA NO, FIGURIAMOCI!!!), è fatta così..." risolino "Comunque, dev'essere brutto non avere i soldi per comprare ciò che si vuole. SE NON AVESSI I SOLDI, LA MIA VITA FAREBBE SCHIFO."

Ore 14.20: Ho spento la tv.

Ora, per favore, riflettete sull'ultima frase. Io non ho parole, semplicemente, di fronte a questa assoluta mancanza di valori VERI, di fronte a questa superficialità, di fronte a questa...non so nemmeno io come chiamarla, so solo che sento un gran amaro in bocca.
C'è gente che si suicida.
Lei ha il coraggio di dire che senza soldi, la sua vita farebbe schifo. Mi sa che non ha ben chiaro quand'è che una vita fa schifo.
E' una cosa che mi riempie immensamente di rabbia, ma anche di tristezza, perchè, benchè quello da me riferito sia solo un caso, il mondo sta lentamente degenerando.
Era meglio quando si giocava a pallone per strada, che tanto le macchine non passavano.
Quando non c'erano i video-game.
Io dico solo che, a questo punto, mi ritengo di essere fortunata a vivere come sto. Non sono ricca, anzi, però se devo pensare che avrei potuto essere al posto di quella ragazza e crescere come un'oca rincitrullita quale è lei, allora no grazie, se li tenga pure, i suoi soldi.
Io non ci sto.
La vita non è fatta di esteriorità...sono le cose che stanno dentro, quelle contano!
Purtroppo però noi siamo schiavi di questa esteriorità, perchè è comoda.
Non la devi scoprire, tanto ti salta subito all'occhio.
Bah.

Pensato da LaBurattinaia.



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